Comunichiamo? Come migliorare il dialogo tra genitori e figli

La comunicazione dal latino cum = con, e munire = legare, costruire e dal latino communico = mettere in comune, far partecipe.

Gli assiomi della comunicazione furono definiti da Paul Watzlawick e altri studiosi della Scuola di Palo Alto (California), allo scopo di identificare alcune proprietà della comunicazione ed utilizzarle per diagnosticare alcune  patologie.

Il primo assioma dice che è impossibile non comunicare: qualsiasi interazione umana è una forma di comunicazione. Qualunque atteggiamento assunto da un individuo, diventa immediatamente portatore di significato per gli altri:

“… non è possibile non avere un comportamento … ne consegue che non si può non comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro”

Comunicazione genitori e figli

Non si può non comunicare equivale a chiarire che ogni comportamento ha valore di messaggio: anche il silenzio, la distrazione o l’isolamento di un bambino o il non comunicare del comportamento schizofrenico, costituiscono messaggi che influenzano gli altri.

R. Jakobson individua tre fattori che determinano ogni forma di comunicazione: un mittente che invia un messaggio al destinatario. Questi tre elementi fondanti introducono il punto focale in questione: esistono tante differenti forme di comunicazione attraverso cui le persone entrano in relazione.

La comunicazione non verbale e’ considerata un linguaggio di relazione, un mezzo che segna i mutamenti nelle relazioni interpersonali, che sostiene e completa, o addirittura sostituisce la comunicazione verbale ma, essendo meno facile da controllare rispetto alla comunicazione verbale, lascia filtrare contenuti profondi, parlando come il linguaggio non sa parlare. Il comportamento non verbale acquista un ruolo comunicativo nel fluire del comportamento, che e’ a disposizione quando si tratta di manifestare un atteggiamento che viene assunto nei confronti degli eventi in corso. I linguaggi silenziosi vengono inviati più o meno consapevolmente dall’emittente della comunicazione, e allo stesso modo il ricevente con o senza consapevolezza li investe di significato.

I bambini prima di comprendere il significato delle parole, imparano a decifrare il tono e la gestualità che accompagna le comunicazioni della madre. Questa attenzione primordiale resta elemento fondante del modo di relazionarsi dei bambini per diversi anni: anche senza parlare la madre comunica, ad esempio attraverso lo sguardo, la preoccupazione o la frustrazione o l’angoscia legati ad un determinato momento. E i bambini colgono perfettamente le sfumature e le emozioni correlate.

Per questo, soprattutto con i nostri figli, non è possibile non comunicare.

Ritengo molto importante adattare il messaggio così da renderlo comprensibile al destinatario: ciò che maggiormente ferisce e confonde i bambini non è la presa di coscienza di un fatto doloroso, ma ricevere una comunicazione completamente sconnessa all’emozione che sentono affiorare. Molto meglio vedere la mamma o il papà tristi o addolorati e sapere il reale motivo del loro disagio, al limite riadattato alle loro possibilità di comprensione di quella specifica età o tappa dello sviluppo. Ad esempio, ad un bambino di 2 anni non è sensato annunciare che “la nonna è morta” perché è un concetto per lui ancora non accessibile, ma può capire che “la mamma e papà sono un po’ tristi perché la nonna dorme e non si può svegliare più”. Questo non significa banalizzare un concetto o mentire ai nostri figli, ma semplicemente comunicare in modo che il messaggio abbia un significato fruibile per il destinatario.

Bibliografia:

–       Paul Watzlawick, J.H Beavin, D.D. Jackson, “Pragmatica della comunicazione umana,” casa editrice Astrolabio, 1971

–       Roman Jakobson “Linguistica e poetica” (1963), in Saggi di linguistica generale, Feltrinelli Editore, 2002

Autore: Dott.ssa Maddalena Mantelli, Psicologa e Psicoterapeuta dello Studio Psicologia Gentilino

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2 risposte a “Comunichiamo? Come migliorare il dialogo tra genitori e figli

  1. @Cara Marisa,
    la Dottoressa nei prossimi articoli risponderà alla tua domanda.
    Un forte abbraccio
    la Redazione di Family Life

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