Mio figlio ha un disturbo dell’apprendimento? Fattori di rischio e campanelli d’allarme

Moltissimi studi hanno dimostrato che, nel caso dei disturbi specifici dell’apprendimento come in molte altre difficoltà che emergono in età evolutiva, tanto più la presa in carico e l’intervento cominciano precocemente, tanto più è possibile orientare il quadro del disturbo verso un’evoluzione positiva. Più tempo passa senza che le difficoltà vengano riconosciute e affrontate, più si rischia che il disturbo si stabilizzi e divenga “resistente” al cambiamento rendendo più difficile sia ridurne l’entità che limitarne l’impatto sulla vita del bambino.

8

Nel caso dei DSA, l’identificazione precoce porta una serie di vantaggi che migliorano il vissuto dell’alunno rispetto alla propria situazione: permette, infatti, di evitare che le difficoltà vengano erroneamente attribuite a pigrizia, svogliatezza, mancanza di impegno e motivazione, prevenendo l’insorgenza di disagio emotivo e comportamentale secondario alla presenza del disturbo.

Bambini con un DSA (soprattutto se non riconosciuto o identificato tardi) sono, infatti, tre volte più a rischio di sviluppare problemi emotivi legati ai ripetuti insuccessi scolastici (ad esempio bassa autostima e rifiuto nei confronti della scuola) rispetto ai loro coetanei normo-lettori. Per questi motivi, prima si identifica il disturbo e si mettono in atto misure adeguate, più si riesce a ridurre questo rischio e assicurare al bambino un percorso scolastico sereno.

Poiché secondo le Raccomandazioni Cliniche per i Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento l’età minima indicata per la prima diagnosi di DSA coincide con il completamento del secondo anno della scuola primaria (per dislessia e disortografia) e con il completamento della classe terza (per la discalculia), generalmente solo alla fine del secondo anno di scuola ci si pone il problema della probabile esistenza di un disturbo e si avviano le procedure di segnalazione alla famiglia ed ai servizi sanitari.

Il motivo per cui la diagnosi può essere fatta con certezza solo alla fine della seconda classe risiede nel fatto che solo in questo periodo si completa l’apprendimento del codice scritto. Fino a quel momento i bambini mostrano tra loro ancora molte differenze fisiologiche nei livelli di apprendimento della lettura e della scrittura, rendendo quindi la diagnosi poco affidabile.

Tuttavia, il disturbo di apprendimento non è un qualcosa che compare da un giorno all’altro, come la febbre o il raffreddore. Al contrario, è possibile individuare alcuni fattori presenti prima del secondo anno di scuola che possono indicare un rischio maggiore di sviluppare un DSA in futuro. Imparare a riconoscere la presenza di questi elementi significa poter anticipare l’età di segnalazione – quindi di presa in carico e di intervento – aumentando la probabilità che le difficoltà si ridimensionino in futuro e riducendone l’impatto negativo sulla vita e sul percorso scolastico del bambino.

Oggi spiegheremo due concetti forse un po’ complessi, ma molto importanti per imparare a conoscere e identificare un DSA: i fattori di rischio e i campanelli d’allarme.

Per fattori di rischio si intendono in generale delle condizioni che, se presenti, aumentano la probabilità che in futuro si sviluppi uno specifico disturbo – nel nostro caso un DSA. Sono fattori presenti prima che il disturbo dell’apprendimento si manifesti, ma che possono essere notati già in età prescolare e all’inizio dell’età scolare (approssimativamente fino ai 6 anni). La loro presenza non implica necessariamente che il DSA si mostrerà in futuro; essi consentono solo di identificare quei bambini che hanno una maggiore probabilità di manifestare un disturbo specifico di lettura/scrittura/calcolo negli anni successivi.

Uno dei fattori di rischio più studiati all’interno di studi sia clinici che sperimentali è la cosiddetta familiarità: la presenza di un’altra persona con difficoltà o disturbo specifico di apprendimento tra i parenti di primo grado del bambino aumenta la probabilità che egli sviluppi questo tipo di difficoltà.

Un altro fattore di rischio riguarda la presenza di un disturbo di linguaggio e/o un ritardo nell’acquisizione delle tappe di sviluppo linguistico. Secondo alcuni studi, infatti, vi è una probabilità medio-alta che da un disturbo del linguaggio che persiste oltre i 4 anni si manifesti un disturbo specifico dell’apprendimento.

Altre caratteristiche del bambino associate ad un rischio maggiore di sviluppare DSA individuabili già in età pre-scolare riguardano alcune difficoltà nei così detti “compiti fonologici”, ovvero basati sul processamento dei fonemi, i suoni che compongono le parole e sulla relazione con i corrispondenti segni grafici, entrambi necessari per imparare a usare il codice scritto di una lingua.

Lo ribadiamo per garantire la massima chiarezza: la presenza di difficoltà simili non implica necessariamente che il DSA si mostrerà in futuro, ma la loro rilevazione può servire comunque ad attivare negli insegnanti e negli adulti di riferimento un’attenzione particolare nei confronti di un determinato bambino. Nel caso di bambini più grandi (dopo i 6-7 anni), la presenza di questi fattori di rischio dovrebbe essere sempre indagata in modo retrospettivo nel corso di un approfondimento diagnostico, per “rafforzare” l’ipotesi che sia presente un disturbo specifico di apprendimento.

Quando invece si parla di campanelli d’allarme, ci si riferisce a dei segnali comportamentali che ci indicano una possibile/probabile presenza di DSA. La maggior parte di questi tratti compaiono nei primissimi anni di scolarizzazione primaria, durante l’apprendimento dell’uso del codice di letto-scrittura e del codice matematico. Si tratta di alcuni elementi che genitori e insegnanti possono osservare a partire dalla prima classe della scuola primaria. Come abbiamo detto, sebbene fino al termine della seconda non si possa diagnosticare un DSA, nel caso in cui si notino alcuni campanelli d’allarme durante la prima classe, si è tenuti a prendere in considerazione le difficoltà che emergono, sia procedendo con una prima valutazione che monitorandole e – per quanto riguarda la scuola – adottando gli opportuni accorgimenti didattici (come vedremo, tutti questi aspetti sono regolamentati da una legge apposita e da relativi decreti attuativi).

Di seguito i segnali più comuni presenti in misura variabile in individui con disturbo dell’apprendimento:

  • quando legge il bambino fa degli errori specifici quali confondere le lettere che appaiono simili graficamente (m-n; b-d-q-p; a-e) o che suonano simili (t-d; f-v; p-b ecc..), invertire le lettere (“introno” invece di “intorno”), ometterle o aggiungerle
  • nel leggere un brano salta le righe o le parole
  • legge solo le prime lettere e sembra “tirare a indovinare” la parola, a volte sbagliandola
  • legge lentamente, in modo poco fluente e a volte sillabando
  • quando scrive fa errori di ortografia in cui scambia suoni simili per forma (m-n; b-d) o per suono (p-b; v-f), omette alcune lettere, sillabe, o parti di parola o ne aggiunge (”babola” invece di “bambola”, “domanada” invece di “domanda”), confonde la sequenza delle lettere all’interno delle parole
  • scrive unendo o separando parole in modo errato (“lora” invece di “l’ora” o “in torno” invece di “intorno”
  • fa errori anche copiando dalla lavagna o da altri quaderni
  • il tratto grafico potrebbe essere poco leggibile, lento e faticoso, soprattutto il corsivo
  • in generale, le capacità di lettura e di scrittura del bambino sono inferiori alla sua vivacità intellettiva
  • in matematica, può avere difficoltà nella scrittura dei numeri, nell’enumerazione, nel cambio di decina, nel recupero dei risultati di calcoli rapidi (2+2=4) o delle tabelline; può fare confusione tra i simboli matematici, nelle procedure (calcoli in colonna, espressioni ecc…) e nella risoluzione di problemi. Può avere inoltre delle difficoltà nella gestione dello spazio e quindi problemi con l’incolonnamento delle operazioni.

 

Oltre alle caratteristiche specifiche relative agli apprendimenti della letto-scrittura e della matematica, nel bambino con DSA o nella sua storia evolutiva si possono riscontrare altre difficoltà:

  • fatica nel riconoscere destra e sinistra
  • difficoltà nella memorizzazione e nel recuperare le sequenze e gli elenchi, ad esempio i giorni della settimana, i mesi dell’anno, le stagioni ecc..
  • difficoltà nel memorizzare termini specifici delle materie scolastiche e nel tenere a mente informazioni appena ricevute
  • difficoltà nel dire l’ora e nel leggere l’orologio
  • fatica nei compiti motori fini e che richiedono coordinazione come allacciarsi le scarpe, allacciarsi i bottoni, andare in bicicletta senza ruote di sostegno
  • difficoltà nel pianificare e organizzare le attività e a orientarsi nello spazio e nel tempo (ad esempio non sa usare il diario scolastico o ha poco senso dell’orientamento).

E’ bene ricordare che la presenza di questi segnali va sempre valutata con attenzione e senza eccessiva preoccupazione: i campanelli d’allarme che abbiamo elencato non costituiscono un indice diagnostico, ma solo un indicatore della possibile presenza di DSA. Per questo, in loro presenza, si raccomanda al genitore di rivolgersi ad uno specialista. Solo un professionista esperto possiede, infatti, le competenze per valutare la reale presenza di un disturbo specifico, distinguendolo da altri tipi di difficoltà scolastiche più frequenti (come abbiamo spiegato approfonditamente nel post precedente).

Come abbiamo detto all’inizio del post, ormai è ampiamente riconosciuta l’enorme importanza di rilevare precocemente il rischio o la possibile presenza di DSA.

Riconoscere i fattori di rischio e i segnali che indicano la presenza di un possibile disturbo, aiuta ad identificarlo precocemente e tempestivamente (prima che le lentezze nello sviluppo si siano cristallizzate e gli errori automatizzati), ad attuare gli approfondimenti necessari e utilizzare il prima possibile gli strumenti di recupero adeguati, riducendo il rischio di insorgenza di problemi emotivi e comportamentali legati agli insuccessi scolastici.

A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa possiamo fare se ci troviamo di fronte ad un bambino che manifesta un molti di questi segnali, e pensiamo che potrebbe avere un disturbo specifico dell’apprendimento?

Seguitemi: nel prossimo post daremo alcune indicazioni – in accordo con la legislazione e le linee guida di riferimento – che illustreranno il percorso previsto da parte della famiglia e della scuola, con l’aiuto di professionisti esperti, nel caso di sospetto DSA!

Autore:  Dott.ssa Matilde Taddei, Psicologa Clinica – Dottore di Ricerca in Psicopatologia dello Sviluppo – Specializzanda Psicoterapia.

logoPsych-e è un gruppo di Psicologi e Psicoterapeuti che hanno pensato di unire le proprie professionalità sotto un unico nome al fine di offrire e promuovere un servizio di qualità che sappia rispondere alle diverse richieste dell’utenza.
Gli specialisti offrono consulenza clinica, valutazioni diagnostiche, percorsi terapeutici e di formazione finalizzati a modificare comportamenti che generano disagio e promuovere uno stile di vita più soddisfacente. Psych-e propone interventi basati sull’approccio Cognitivo-Comportamentale rivolti all’adulto, all’adolescente, al bambino e alla famiglia.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

5 risposte a “Mio figlio ha un disturbo dell’apprendimento? Fattori di rischio e campanelli d’allarme

  1. Buon pomeriggio! Sono una mamma preuccupata, dislessica, con una bambina di 9 anni che presenta alcune caretteristiche del dislessico.
    Per avere una diagnosi certa a chi mi devo rivolgere? alla ASL?
    Grazie per l’attenzione
    Michela Forte

  2. Gentile Michela,
    per indagare la presenza di un DSA in funzione di un’eventuale prima certificazione, le consiglio di recarsi presso le strutture sanitarie pubbliche di riferimento (ASL, Unità di Neuropsichiatria infantile territoriali, ULSS o altro a seconda della regione di appartenenza), oppure presso un centro privato convenzionato o privato abilitato, ossia autorizzato a rilasciare diagnosi di DSA secondo quanto espresso nella Legge 170/2010 e nei successivi decreti attuativi e delibere.
    In ogni caso le sottolineo che, anche nell’attesa di una diagnosi certificata, se le difficoltà della sua bambina sono compatibili con un disturbo della lettura, scrittura o matematica, le insegnanti sono tenute a mettere in atto da subito tutte le strategie didattiche mirate che ritengono più opportune, come previsto dalla Legge 170. Non è necessario dunque attendere la presenza della diagnosi da parte di centri accreditati per creare un contesto didattico ed educativo facilitante, evitando che si creino lacune nell’apprendimento ed esperienze di inutile insuccesso e frustrazione.
    Per un approfondimento sul percorso diagnostico dei DSA e sul ruolo delle famiglie e degli insegnanti le consiglio di leggere il post del 30 gennaio 2015 “Normativa DSA: conoscere i propri diritti per farli valere”, in cui vengono spiegati i vari step dell’identificazione di un DSA ed il modo in cui le famiglie e la scuola dovrebbero agire prima e dopo la (eventuale) diagnosi.
    Continui a seguirmi! Nel prossimo post parleremo di alcune attività specifiche, giochi e strategie che favoriscono l’automatizzazione della lettura, attività che il genitore può praticare nella vita di tutti i giorni insieme al bambino.
    A presto e grazie per il suo interessamento
    Matilde Taddei

  3. Gentile Paola,
    Prima di tutto mi scuso per il ritardo nella risposta al suo commento; qualora il suo dubbio non fosse più attuale, spero che le indicazioni di oggi possano comunque essere utilizzate da altri lettori. In caso contrario
    La dislessia può essere diagnosticata solo al termine della seconda classe della scuola primaria, quando si è concluso il processo di apprendimento della letto-scrittura.
    Fin dalla scuola dell’infanzia e nel primo anno della primaria è però possibile identificare alcune difficoltà nei prerequisiti della letto-scrittura, ovvero in tutte quei compiti cognitivi, linguistici, fonologici, visuospaziali, che sono conosciuti come maggiormente associati alla presenza di DSA in età scolare.
    L’identificazione di tali difficoltà non dovrebbe però nè creare allarme nè portare all’applicazione di etichette dove non è opportuno; dovrebbe invece dare indicazioni sui punti di forza e di debolezza del bambino e sulle eventuali aree da potenziare precocemente, al fine di garantire un’evoluzione positiva degli apprendimenti scolastici.

    Cordiali saluti e grazie per il suo interessamento alla tematica.

    Matilde Taddei

  4. Buonasera oggi sono venuta a conoscenza della dislessia parlando con una mamma di mia figlia che ha appena iniziato le elementari ha difficoltà nel scrivere è molto lenta su tutto quello che fa io non so se fargli fare una visita grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *