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Primavera, tempo di allergie: sei mosse per stare meglio

In Italia la quota di popolazione che soffre di una qualche forma di allergia è passata dal 10% degli anni ’50 a circa il 25% di oggi, con picchi superiori nei soggetti di età pediatrica.

Una vera e propria pandemia, su cui la ricerca in campo medico continua a cercare innovazioni terapeutiche. Nell’attesa, esistono nella pratica clinica degli accorgimenti che permettono ai pazienti allergici di ottenere miglioramenti significativi.

Abbiamo chiesto qualche suggerimento al dottor Guglielmo Meregalli, allergologo del  Centro Medico Santagostino di Milano.

1) Devo fare la terapia antistaminica solo quando non ne posso più, utilizzando meno antistaminici possibile? No, chi è affetto da rinite (e/o asma) allergica stagionale , previa valutazione medica, deve eseguire la terapia antistaminica sin dai primi sintomi, precocemente, senza aspettare che i sintomi diventino intensi, senza “resistere” per cercare di fare a meno del farmaco. Questo perché gli antistaminici, nella grande maggioranza dei casi, permettono di ottenere un buon controllo dei sintomi se riescono a “bloccare” lo sviluppo della flogosi allergica, se riescono ad impedire che il rilascio dei mediatori chimici della reazione allergica si trasformino in una vera e propria infiammazione.

 

2) Utilizzo spesso gli antistaminici in primavera, per alcuni giorni, poi quando sto bene li sospendo, va bene? In linea generale no, chi è affetto da rinite (e/o asma) allergica stagionale, previa valutazione medica, deve eseguire la terapia antistaminica continuativamente, ogni giorno, anche se i sintomi sono ben controllati. Infatti il buon controllo dei sintomi conferma l’utilità della terapia, ed è un controsenso “provare a fare a meno del farmaco”.

3) Se l’antistaminico provoca sonnolenza che fare? Gli antistaminici di ultima generazione provocano sonnolenza solo molto raramente, e solitamente di moderata entità. Consiglio di insistere con la terapia in quanto solitamente dopo qualche giorno la sonnolenza si riduce. In alternativa può essere utile provare un diverso antistaminico. È importante anche considerare che una certa astenia, una certa debolezza, malavoglia, spesso fanno parte dei sintomi dell’allergia, e quindi sono dovuti alla patologia e non al farmaco.

4) Ho il sospetto di essere allergico, devo rivolgermi al mio medico di fiducia o allo specialista allergologo? In prima istanza è certamente

consigliabile che il paziente si rivolga al medico di fiducia che spesso sarà in grado di impostare autonomamente la terapia. Inoltre il medico di fiducia sarà in grado di valutare se una visita allergologica possa realmente essere utile o meno, e se la visita specialistica più utile possa essere quella allergologica o dermatologica o otorinolaringoiatrica o altro. Il fai da tè induce a numerose visite specialistiche del tutto inutili. Non tutte le riniti sono di natura allergica. Non tutte le dermatiti sono di natura allergica, anzi poche dermatiti lo sono. Non tutti i disturbi digestivi sono di natura allergica, anzi pochi lo sono. Dunque rivolgersi al medico di fiducia affinché possa definire la strada più produttiva.

5) Sono allergico ai pollini, devo evitare alcuni alimenti? In linea generale no, l’allergico ai pollini può mangiare qualsiasi cibo. Una piccola percentuale di allergici ai pollini soffre di “reazioni crociate” con alcuni alimenti, principalmente frutta (mela, pesca, prugna, ciliegia o altro). All’atto pratico lamentano prurito sulle labbra, sul palato e raramente in gola entro pochi minuti dopo aver mangiato il frutto (o a volte verdure crude). I sintomi durano pochi minuti. Dunque è semplice fare un’auto – diagnosi. Se i disturbi sono limitatati i cibi che li causano possono essere comunque mangiati.

6) Sono allergico al gatto, posso vivere con un gatto in casa? In linea generale no. L’allergia al gatto spesso peggiora nel tempo e spesso causa asma. Comunque la risposta negativa al quesito non è assoluta; se i sintomi sono lievi, caratterizzati principalmente da prurito cutaneo, rinite, a volte si instaura una desensibilizzazione progressiva e la convivenza col gatto diventa possibile anche per gli allergici.

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