Punto, a capo : un libro da leggere scritto da una mamma molto coraggiosa!

Ci sono incontri che provocano emozioni difficili da spiegare… ci sono persone che, con le loro parole e il loro esempio, riescono a trasmettere forza anche se stanno vivendo l’incubo peggiore di ogni genitore: la morte di un figlio.

Ho avuto l’onore di intervistare Teresa Manes qualche anno fa e le sue parole le ricordo ancora…

In lei non c’era rabbia o rassegnazione… in lei c’era solo una grande voglia di rendere questa sua tragica esperienza d’esempio per altri ragazzi e altri genitori.

punto a capo

Teresa Manes è una mamma molto coraggiosa, una grande donna e l’autrice di “Punto, a capo”, edito dal Centro Studi Erikson.

È il 20 novembre 2012 quando Andrea Spezzacatena, 15 anni, si toglie la vita nella sua casa di Roma, legandosi una sciarpa intorno al collo. Oggi il suo nome lo ricordano in pochi perché da subito tutti lo chiamano «il ragazzo dai pantaloni rosa», alimentando una serie di allusioni e pregiudizi che per molto tempo peseranno, e ancora pesano, su questa storia.

A quattro anni di distanza dal tragico evento la madre di Andrea, Teresa Manes, da anni impegnata attivamente in progetti di sensibilizzazione su bullismo, cyberbullismo e disagio giovanile, ci offre la sua testimonianza di sopravvissuta, portandoci nelle pieghe di un percorso faticosissimo di elaborazione del lutto e ricerca di senso.

Quello dell’elaborazione del lutto è un percorso lungo e tormentato perché, più o meno improvvisamente, costringe non solo all’accettazione della perdita affettiva, ma anche a un’alterazione delle abitudini consolidate, a un diverso svolgimento di ruolo e, quindi, all’avviamento di un diverso stile di vita.

E quando si suicida un adolescente, tutti dovremmo interrogarci. Perché come afferma Teresa Manes:

«Dietro a quel gesto estremo c’è il fallimento di ogni adulto. E quello di una madre non è, comunque, il solo. In fase adolescenziale, difatti, difficilmente si racconta al proprio genitore l’esistenza di una fragilità, specie se percepita come la causa di una vissuta condizione di disagio».

Spesso gli adolescenti fanno fatica a condividere questa sensazione di disagio con gli adulti, da un lato perché hanno paura di mostrarsi deboli, e dall’altro perché temono un intervento dell’adulto nelle sfere relazionali, dagli amici agli affetti, che li riguardano. In altre parole, hanno timore di essere percepiti dagli amici o dal gruppo come quelli non sanno cavarsela da soli, ma hanno bisogno dell’aiuto di un adulto.

Oggi, Teresa Manes, grazie al suo ruolo di presidente dell’Associazione Italiana Prevenzione Bullismo, agli incontri nelle scuole, al confronto con altri genitori angosciati, cerca di smuovere la coscienza dei più giovani, ma anche degli adulti verso l’educazione alle emozioni, facendo leva soprattutto sull’importanza del ruolo della comunicazione.

«Li esorto a tirar fuori quella sensazione di disagio che, casomai, li dovesse logorare, dicendo loro di uscire fuori dal silenzio in cui si chiudono. Perché non è una capacità di tutti saperlo ascoltare, e perché diventa poi difficile poterli aiutare. Ed è con questo mio impegno, che io continuo a «crescere» mio figlio, dando in un certo qual modo un senso alla sua morte» afferma Teresa Manes.

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